L’ affaire rifiuti è ormai l’annoso problema che tutti noi conosciamo. Sacchetti gialli in contenitori blu; sacchetti blu in contenitori gialli; vetro di qua; latta di là; su qui quo qua, l’accento non va.
Scherzi a parte, oltre ai sacchetti accatastati che si accumulano nei meandri nascosti della buona e vecchia Camerino e negli anfratti delle frazioni, c’è un’altra specie umanoide che va accrescendo le proprie fila, soprattutto in campagna elettorale: l’esperto di nettezza urbana. Premesso che è evidente che così non si possa andare avanti, è altrettanto lapalissiano che occorra reintrodurre l’uso dei cassonetti, utili, almeno, a nascondere i nostri scarti di tutti i giorni. Ma la questione è ancora più complessa.
Ragionando su un intervento fatto in uno dei tanti incontri elettorali degli ultimi giorni, mi è venuto in mente che il salto di qualità, che da tante parti è declamato, si può fare offrendo un servizio innovativo, che faccia da apripista, che possa dare importanza e lustro a Camerino in territori, finora, inesplorati.
Di che servizio parlo? Della qualità. Una città come la nostra si trova in una situazione tutt’altro che rosea, ma può ben aderire a quella massima che recita “fare di necessità virtù”. Non possiamo pensare di competere (solo) con i numeri di altre sorelle maggiori di Camerino (es.: Macerata) e la soluzione va doverosamente ricercata altrove: nella qualità di ciò che proponiamo.
La stessa gestione dei rifiuti è paradigmatica: oltre al cassonetto, c’è di più. Un minimo di lungimiranza sarebbe utile a capire che il contenitore risolve solo nel brevissimo termine il problema, lasciando insoluti gli ulteriori interrogativi che ne scaturiscono. Tutto è inutile se poi non separo i materiali o se continuo a “produrre” immondizia senza che il comune metta in moto la sua macchina per sensibilizzare la cittadinanza. Oltre a questo c’è, soprattutto, una politica di Rifiuti Zero che nasce proprio dall’esigenza di far fare (scusate la cacofonia) quel benedetto salto di qualità al nostro territorio. Breve inciso: con il termine “benedetto” non voglio in alcun modo scippare le grazie di Nostro Signore che, probabilmente, ha già santificato, insieme alle notorie e gustosissime frittate, qualche altro (mio) avversario politico.
Rifiuti Zero significa raccogliere in modo differenziato, ma anche ridurre la produzione di rifiuti utilizzando il compostaggio della frazione organica; eliminare lo spreco degli enti nell’acquisto di materiale vario; bandire l’uso di acque minerali nelle mense delle scuole e di altre realtà simili; eliminare l’usa e getta dalle feste paesane e dalle sagre; diffondere la cultura della “spina” (latte e detersivo su tutti, usando sempre lo stesso contenitore); diffondere l’uso dei pannolini lavabili (asili e case di riposo su tutti)… e così di seguito.
A questo punto, l’incauto barboso potrebbe obiettare: “Ma questo giovane politico non ha molte cose da fare!” (chiaramente ho ammorbidito la frase: noi camerti di solito siamo molto più diretti e coloriti nell’esprimerci). Io, invece, replico dicendo che il mio ruolo è quello di sensibilizzare e vedere oltre l’immediato. Non usare una bottiglia di plastica è sicuramente molto più efficace, e profittevole, che nasconderla dentro un cassonetto.
Per concludere, visto che mi piace sempre rafforzare le idee con esempi concreti, posso portare a modello il comune di Capannori (LU) che, pioniere in Italia, ha intrapreso questo proficuo percorso, utile a rivitalizzare territori in crisi come il nostro. Nelle Marche possiamo volgere lo sguardo a Urbino, che ha avviato un progetto di monitoraggio e riduzione dei consumi (in scadenza a giugno 2009), o a Monsano (AN) che offre gratuitamente ai cittadini noci di sapone ecologico. Sono due (tre con Capannori) esempi piccoli nei numeri, ma grandi nelle opportunità che possiamo, e dobbiamo, sfruttare.