E’ interessante vedere come, ancora oggi, qualcuno sappia usare un minimo di raziocinio nell’analizzare il panorama politico di oggi. Mi riferisco all’articolo di Silvia Piccioni pubblicato sull’Appennino Camerte del 16 Maggio 2009, dove, con un certo acume e con una certa accortezza, si analizza e si cita un articolo di un noto quotidiano sulla cementificazione selvaggia in Italia. Ora, il problema è attualissimo e quanto mai pertinente, anche se, a mio avviso, è doveroso focalizzare l’attenzione più sul “come si costruisce”. Senza accusare e criticare le modalità arcaiche con cui tuttora si edificano palazzine, ovviamente anche nel nostro territorio, è un dovere politico far conoscere le alternative che sono presenti nel campo delle costruzioni di (im)mobili. Permettetemi quindi alcune riflessioni.
Il grosso problema che caratterizza e definisce l’attuale crisi del sistema politico è quello di muoversi, soprattutto a livello locale, costantemente ed immutabilmente su posizioni assodate e, in molti casi, supertate; e la costruzione degli edifici (di qualsivoglia natura) è un riflesso di questa politica ormai defunta. Largo ai giovani? Certo, ma con criterio. Io dico, con un pizzico di presunzione, che il politico deve sensibilizzare l’opinione pubblica: questo è il ruolo, forse, più importante. Educare e non assecondare: parlare di bioedilizia appartiene alla prima pratica.
Case in legno? Certo. Molto spesso siamo orientati ad immaginare la casa come un corpo unico di mattoni e cemento armato: solido, durevole, maestoso. Non sappiamo che il futuro dell’edilizia è invece rappresentato da uno dei materiali più antichi di madre natura: il legno, appunto.
Le costruzioni che utilizzano questo tipo di materiale sono, negli ultimi anni, in espansione, ma, come spesso accade, il nostro paese (salvo eccezioni del settentrione) è ancora legato, più o meno limpidamente, al caro e vecchio mattone, ignorando il fatto che le costruzioni in legno hanno un’efficienza energetica maggiore (oltre ad un costo di realizzazione minore) rispetto alle sorelle in laterocemento. Infatti, oltre a discorsi più prettamente etici e legati alla bioarchitettura tout court, l’attualità di una sponsorizzazione di queste nuove costruzioni deve ancorare la propria ragione d’essere proprio alla economicità.
Non dobbiamo identificare le costruzioni in legno con il classico chalet di montagna, ma comprendere come queste “nuove” abitazione debbano essere poste al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Studiare e comprendere il territorio per costruire, è la priorità. Conoscere i venti, valutare l’umidità, promuovere l’uso del fotovoltaico, utilizzare pompe geotermiche, diffondere il solar cooling: sono tutte tecniche e metodologie che vanno favorite per contrastare i soliti e sorpassati topoi dell’edilizia tradizionale. Costruire con nuove idee, ma riqualificare anche: la bioarchitettura, infatti, interviene anche sul preesistente.
Ah… quasi dimenticavo. Il legno è molto indicato per costruzioni, soprattutto ad uso abitativo, in zone sismiche; chissà se in Abruzzo vedremo innovazione.
«Per enunciare dei dati statistici, una casa tradizione ha un costo di gestione, in media, di 2400 euro/anno. Una casa ecologica o ad alta efficienza energetica, ha, invece, un costo di gestione di 650 euro/anno e se sono presenti tecnologie di produzione energetica da fonti rinnovabili, vi è addirittura un guadagno di 1650 euro/anno» (fonte: La mia energia, Sprea Edizioni SpA, n. 3, anno 2009).
Non parlo di chimere, ma di buon senso.